Sergio Monari (Bologna, 1950) si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e ha insegnato Anatomia Artistica e Scultura a Urbino, Milano e Bologna. La sua carriera d’artista è iniziata nei tardi anni Settanta, attraverso una ricerca che si sottrae alla frattura temporale elevandosi in dinamiche d’attesa: le opere sono lì a dettare le loro vicende, a sorprenderci attenti in ciò che non sappiamo conoscere o tradurre.

Dagli anni Ottanta collabora con i maggiori poeti italiani e pubblica numerosi libri d’artista. Parallelamente promuove una serie di eventi e mostre correlate alla scultura. Nel 2002 fonda l’associazione culturale C.ETRA, apre nel suo casolare di Castel Bolognese uno spazio espositivo e crea il Parco della Scultura. Ha esposto le sue opere in oltre cento mostre, personali e collettive, in gallerie e musei in Italia e all’estero; fra le più recenti, si ricordano le personali a Villa Torlonia, Palazzo Farnese, Palazzo della Corgna, Palazzo Fortuny.

 

 

STATI D'ARTE 2025

 

Divora l’attesa, 2019, bronzo e alluminio, 75x35 cm

  

Protagonista di questa leggiadra ma suggestiva scultura è la fenice, che risorgendo dalle sue ceneri è il simbolo per eccellenza dell’immortalità e della rigenerazione. E proprio da quest’ultimo punto di vista, è un omaggio al Cantico delle Creature, alla Natura che, nella sua perfezione, si rigenera nonostante i danni causati da una scellerata umanità. La gemma azzurra nel becco, replica di uno zaffiro dal colore blu, è simbolo di saggezza, armonia e perfezione, evidente richiamo al Creato. Siamo davanti a un’opera narrativa, dal sapore mitologico e favolistico, e, come tante altre di Monari, anche questa sussurra ombre, è portatrice di enigmi e attese, si radica in una mitopoietica destinata a compiersi da sola, a raggiungere la propria epifania affinando l’arte dell’ascoltare. Ed è “ascoltando” questa scultura che si percepisce la forza rigenerativa dell’intelletto come della Natura, che s’immagina l’incessante lotta per il ritorno a una forma e a un pensiero compiuti, dietro ai quali, in questo caso, sta il paziente lavoro dello scultore; Monari utilizza ancora l’antica e complessa tecnica della fusione a cera persa (quella dei Bronzi di Riace e del Perseo di Cellini), dimostrando padronanza dell’idea e della materia. (Niccolò Lucarelli)