
Claudia Pistola, nata tra le antiche mura di Jesi, nel cuore delle Marche, Sostenuta dall’amore incondizionato dei nonni e dei genitori, ha coltivato fin da piccola una passione per l’arte. Edmondo Giuliani, celebre artista jesino, fu il suo primo vero punto di connessione con il mondo artistico.
La sua formazione si è sviluppata attraverso i corridoi dell’Istituto Tecnico per la Moda di Jesi. Con il diploma in mano, ha iniziato a lavorare in un ricamificio come puncerista. Successivamente, ha fondato “Programma Ricamo”, un laboratorio artigianale dove la tecnologia si fonde con l’arte per dar vita a creazioni uniche legate alla moda.
Dal 2015 inizia ad esporre le sue opere in diversi eventi, molti dei quali sotto la guida del critico Giorgio Gregorio Grasso. Il primo in assoluto fu l’“International Contemporary Art” del 2015, legato all’EXPO di Milano. Importanti poi sono state le esposizioni personali : “l’Impalpabile Armonia dell’Essere” ospitata nelle sale museali di Palazzo Bisaccioni in Jesi (An), e “Breath life” a Torre di Palme.
Per Claudia, l’arte è un invito a fermarsi, a rallentare il passo frenetico della vita e a lasciarsi avvolgere dal silenzio rumoroso di un’opera, dove ogni pennellata e ogni tratto sono sussurri dell’esistenza. La sua ricerca artistica è un viaggio senza fine verso quell’“oltre” che si cela dietro l’apparente, dove l’amore per l’arte e la pittura diventano finestre sull’infinito.
Le sue opere sono state esposte in eventi nazionali e internazionali, ottenendo varie pubblicazioni e riconoscimenti, confermando il suo ruolo mondo dell’arte, La sua è arte si esprime nel bisogno di rappresentare la bellezza e l'armonia interiore in un mondo che ha sempre più bisogno di fermarsi, contemplare e ascoltare il silenzio che parla.
STATI D'ARTE 2026
Imperfetta, 2026, gesso, colla e acrilici su tela, 120 x 80 cm
"Ho scelto di realizzare quest’opera in maniera volutamente grezza, poco rifinita, quasi incompleta. È un gesto intenzionale: desidero mostrare che anche ciò che appare imperfetto può essere esposto, condiviso, offerto allo sguardo degli altri. Spogliata da ogni sovrastruttura e dalla magnificenza delle tecniche a cui siamo abituati, l’opera si presenta per ciò che è: essenziale e autentica. Con questo lavoro invito a spogliarci del superfluo, per ritrovare il senso autentico dei rapporti umani. Ho scelto il bianco come richiamo all’eredità francescana: purezza, rinascita e il bisogno profondo di distaccarmi dai condizionamenti materiali. Attraverso la malta materica, traccio linee interrotte e onde sospese che raccontano una comunicazione contemporanea frammentata, spesso superficiale, incapace di toccare davvero l’essenza. Dal fondo della tela emerge un cuore, il nucleo più autentico dell’essere. È un invito che rivolgo prima di tutto a me stessa: liberarmi da ideologie, sovrastrutture e artifici tecnologici per tornare a sentire davvero. Accanto, un cerchio eterogeneo e frastagliato richiama la Terra nella sua natura imperfetta, viva e reale. Sul lato sinistro dell’opera affiora una figura umana frammentata, ispirata all’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci. Nell’originale, l’uomo è racchiuso in geometrie perfette — il cerchio e il quadrato — simboli di armonia ideale tra spirito e materia, tra cielo e terra, tra microcosmo umano e macrocosmo universale. Qui invece quelle stesse geometrie appaiono spezzate, interrotte, imperfette. Il cerchio e il quadrato si dissolvono, si sgretolano, come a segnalare che abbiamo perso quella connessione profonda con noi stessi e con il Tutto. Questa frammentazione non è un errore, ma una presa di coscienza: dobbiamo ritrovare le nostre connessioni con qualcosa di autentico, con la parte più vera di noi, con l’altro e con il mondo. L’imperfezione diventa così lo spazio in cui è ancora possibile ricostruire. In questa imperfezione mi riconosco. Siamo imperfetti, ma proprio per questo unici, irripetibili, autentici. Ed è in questa unicità che risiede la nostra bellezza più profonda. Vivo l’imperfezione come spazio di verità e possibilità, un luogo in cui possiamo ricucire le nostre connessioni umane attraverso l’empatia, la condivisione e l’accettazione incondizionata dell’altro." (Claudia Pistola)
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