Rafał Podgórski (Koszalin, Polonia, 1984). Laureato all'Accademia di Belle Arti di Danzica, ha conseguito un master in pittura su cavalletto nel 2009. Tra il 2011 e il 2015 ha lavorato come assistente presso lo studio di disegno dell'Istituto di Design del Politecnico di Koszalin. Nel 2012 ha conseguito una borsa di studio del Marshal of the West Pomeranian Voivodeship, culminata in una mostra personale al Castello dei Duchi di Pomerania a Stettino (Polonia). Nel 2015 ha conseguito il dottorato di ricerca in arti visive presso l'Accademia di Belle Arti di Danzica, con una tesi dal titolo "La mitologia delle strutture pittoriche per scoprire l'identità dell'architettura moderna in Polonia negli anni '50 e '80". Ha creato un programma didattico per studenti: "Le basi della pittura" e io ho sviluppato un programma didattico innovativo per il Dipartimento di Design Speculativo. Tra il 2012 e il 2021 ha organizzato oltre 12 mostre personali, tra cui una al progetto Space della Fondazione Marta Czok a Venezia nel 2024. Ha partecipato a numerose mostre collettive in Polonia e all'estero. Oggi, il suo focus principale è la pittura, dove gioca con un linguaggio espressivo originale. Questo gli permette di non essere definito da un unico stile artistico e di creare ogni volta qualcosa di nuovo. Pertanto, non sprofonda nella routine e nei compromessi nell'espressione artistica, che è il suo valore fondamentale come artista.
(Niccolò Lucarelli)
STATI D'ARTE 2025
1) You were the peacock of nations by Juliusz Słowacki, after Jan Weenix, 2024, olio su tela, 64x52cm
Il dipinto è un omaggio al pittore olandese di fine XVII secolo Jan Weenix e al suo dipinto Il pavone bianco (1692), che invita gli spettatori a riflettere sui temi della mortalità e della bellezza della natura. I funghi rosso vivo, affascinanti e inquietanti allo stesso tempo, suggeriscono l'idea di essere velenosi e quindi causa della morte del pavone. Il pavone senza vita funge da metafora multiforme. Da un lato, critica il consumismo e il materialismo, suggerendo la caduta dell'umanità se la coscienza non si espande. Dall'altro, i funghi possono alludere a un potenziale di trasformazione, spingendo gli spettatori a riflettere se il nostro cammino conduca al rinnovamento o alla distruzione. Il pavone è anche simbolo della nobiltà polacca, una classe bella e orgogliosa, ma fragile e debole. Questo simbolismo richiama il poeta romantico polacco Juliusz Słowacki, la cui opera contiene un vocabolario ricco e inventivo, che include numerosi neologismi. Sullo sfondo si trova la città, caratterizzata da un'architettura a metà strada tra il Modernismo del Bauhaus e l'audacia dei grattacieli contemporanei. Anche questo dipinto è un richiamo alla bellezza e alla maestosità della Natura, celebrata da San Francesco nel Cantico delle Creature, e un'accusa alla negligenza dell'umanità. Combinando un paesaggio urbano modernista con i dettagli meticolosi del pavone nella natura morta, Podgórski affronta i temi dell'identità, del patrimonio e della sopravvivenza di fronte alle sfide moderne. È una visione ammonitrice e ambiziosa, che sfida gli spettatori a decidere quale tipo di eredità desideriamo lasciare. (Niccolò Lucarelli)
2) Swan in the city, after Jan Asselijn, 2024, olio su tela, 65x55cm
L'opera è un omaggio alla maestosità della Natura ferita dalla presenza invadente dell'uomo, Natura che ha nel cigno un simbolo di bellezza e nobiltà, ma contro la quale, come un cannone minaccioso, è puntata la condotta fognaria, emanazione della città pestilenziale che si intravede sullo sfondo; un agglomerato di cemento allucinante e alienante, dove non sembra esserci una sfumatura di verde, di natura, di pace. Il cielo grigio e nuvoloso è un'altra minaccia, presagio di una mortale pioggia acida o nucleare. Nuotando nella melma e nell'aria mefitica, il cigno rappresenta tutto quel Creato lodato da San Francesco, ma vilipeso dall'umanità, e che l'enciclica Laudato si' del compianto Pontefice Francesco I esortava con forza ad amare e salvaguardare. Dal punto di vista tecnico, Podgórski rende omaggio alla pittura olandese del XVII secolo e reinterpreta il dipinto di Asselijn, "Il cigno minacciato", che raffigura un cigno che difende aggressivamente il suo nido, divenuto simbolo della resistenza nazionale olandese. Nella visione contemporanea di Podgórski, il cigno diventa simbolo della resistenza della Natura contro l'incuria dell'umanità. I colori a olio, delicati ma intensi, conferiscono all'opera un'atmosfera agrodolce, combinando l'eleganza tragica del cigno e del legno con la presenza misteriosa e inquietante della città, un mix di fumo, cemento e luci. La preziosa citazione di Asselijn costituisce un valore aggiunto per quest'opera, poiché non è facile trovare, al giorno d'oggi, un giovane artista che conosca bene la storia dell'arte. (Niccolò Lucarelli)