Roberto Sportellini considera l'arte un luogo d'incontro prima ancora che un linguaggio espressivo. La sua ricerca nasce dall'osservazione della realtà e dalla convinzione che ogni materiale, anche il più semplice o apparentemente privo di valore, custodisca una memoria e la possibilità di generare nuove relazioni. Il suo percorso attraversa pittura, disegno, Arte Povera, installazione e assemblaggio, ma non segue un'evoluzione lineare. Ogni esperienza rappresenta una tappa di una ricerca più ampia che mette al centro la presenza dell'uomo, il rapporto con l'ambiente, il dialogo tra natura e tecnologia e ciò che, pur essendo invisibile, continua a dare forma alla nostra esistenza. Queste esperienze convergono oggi in un linguaggio personale, in cui materiali recuperati, luce, spazio e oggetti di uso comune diventano strumenti per riflettere sul rapporto tra uomo, ambiente e società.

Le sue opere non chiedono soltanto di essere osservate, ma vissute. Invitano il pubblico a entrare in relazione con lo spazio, con la materia e con se stesso, lasciando aperte interpretazioni molteplici. Più che offrire risposte, cercano di generare domande, trasformando l'esperienza estetica in un momento di consapevolezza.

Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e in Europa.

 

 

CUSTODIRE IL CREATO - SPELLO, Palazzo Comunale

 

Terzo respiro, 2026, ventilatori, t-shirt,aria e luce. Installazione site specific

 

Tre presenze leggere respirano grazie a una macchina. Non hanno volto, non hanno corpo, ma sembrano custodire una memoria. L'aria, normalmente invisibile, diventa materia; la luce diventa presenza; il rumore della tecnologia si trasforma in un soffio continuo che oscilla tra vita e artificio.

Terzo Respiro nasce dall'incontro tra la spiritualità di San Francesco e la tensione verso il futuro propria del Futurismo, ma il suo sguardo è rivolto al presente. In un tempo in cui l'uomo vive in equilibrio tra natura e tecnologia, l'opera non cerca risposte, ma lascia emergere interrogativi.

Il visitatore può attraversare lo spazio, avvicinarsi, toccare le tre figure e modificarne per un istante il respiro. Poi tutto torna come prima. L'opera sì, torna come prima. L'uomo, forse, no.

Forse il primo respiro appartiene alla nascita, il secondo alla coscienza. Il terzo è quello che nasce dall'incontro: il momento in cui la relazione trasforma, anche impercettibilmente, chi la vive.

E quando il visitatore allunga una mano e tocca l’opera accade una magia: nasce una relazione

Per pochi secondi, ma nasce.

E quell'istante è l'opera