Genti Tavanxhiu nasce nel 1973 a Shkodra (Albania). Dal 1993 vive e lavora in Italia, dove ha stabilito il suo atelier di scultura nel cuore del Piceno. Istruzione in diversi paesi ha plasmato la sua performance artistica come genere ibrido. La sua creatività nasce da tutta questa quantità di energia accumulata, formando uno stile con un look di astrazione espressiva, un linguaggio indiretto. È manager per l’Albania e agente per l’Italia nell’AIESM (International Association for Monumental Sculpture Events) e membro a Tongling (Cina) nell’ISSA (International Sculpture Symposium Alliance). Vanta una carriera artistica internazionale con la partecipazione a numerosi simposi dove ha realizzato opere pubbliche, mostre personali e eventi culturali, ottenendo diversi premi e titoli di riconoscimento. Le sue sculture monumentali sono presenti in molti luoghi pubblici in USA, Argentina, Albania, Germania, Spagna, Portogallo, Svizzera, Italia, Francia, Romania, Montenegro, Cipro, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto, Siria, Iran, Israele, Cina, Giappone, e Taiwan. Da manager ha curato, coordinato e diretto dieci simposi internazionali di scultura a Korça (Albania), uno a Elbasan (Albania) e tre simposi di scultura in travertino, a Spinetoli (Italia). Nel 2018 è stato membro del team albanese alla XVI Biennale di Architettura di Venezia.

 

 

CUSTODIRE IL CREATO - SPELLO, Palazzo Comunale

 

For me, marmi policromi, h 63 cm

La scelta di un vocabolario astratto nasce dal desiderio di spostare l’attenzione dell’osservatore dalla lettura puramente stilistica e personale verso la forma stessa, rivelando un dialogo profondo tra materia e concetto. Le mie sculture, realizzate in materiali lapidei, instaurano un legame con la secolare tradizione italiana di questo medium, pur declinandosi attraverso una poetica personale e riconoscibile. Il mio lavoro si sviluppa lungo un arco temporale decennale, durante il quale ho affinato costantemente la ricerca verso quella leggerezza tanto celebrata nella letteratura, come nelle “Lezioni americane” di Italo Calvino. Alcuni dei miei progetti, concepiti in scala monumentale, sono stati rea lizzati in diversi contesti internazionali, da Taiwan all’Arabia Saudita, confermando la mia vocazione a un linguaggio universale che trascende il confine geografico. Attraverso le mie opere, comunico in silenzio un messaggio che privilegia la lettura delle immagini mute, trasportando l’osservatore in un mondo trascendente e metafisico. Allo stesso tempo, si possono leggere influenze e analogie con il design italiano postmodernista, in particolare con Ettore Sottsass, sottolineando come il mio lavoro, pur confrontandosi con altri linguaggi, resti sempre centrato sul proprio territorio concettuale: uno spazio in cui le opere non esercitano altre funzioni se non quella di esplorare l’invivibile e le sensazioni più profonde.