
Valentina Trona, perugina classe 72', pittrice, illustratrice e scultrice per passione, burattinaia e guida turistica di professione. Vive a Perugia.
"Guerra. Artisti contro" - in esposizione presso Loggia dei Lanari, Perugia
“PIETA’ DI GAZA”
E’ il 25 dicembre 2024.
Nel giorno in cui si celebra una nascita antica, mentre i miei figli scartano i regali sotto l’albero, a Gaza, la stessa notte, quattro neonati muoiono di freddo.
E’ passato quasi un anno e continuo a pensare a loro.
Penso che oggi sarebbero vivi, starebbero imparando a parlare, a camminare, a giocare se non fossero stati sfollati in tende senza riscaldamento con i loro genitori a causa di qualcosa che non si può veramente chiamare guerra.
Come si fa ad accettare la banalità assoluta di questo male?
L’opera parla di uno di loro, una bambina di nome Sila, di neppure un mese, e di sua madre, Nariman.
Sono nude entrambe, totalmente indifese, sebbene in quella terra il corpo femminile sia gelosamente celato agli occhi.
Sila e Nariman
La ferita che rappresentano è diventata uno specchio in cui rifletto la mia umanità.
Valentina Trona
“In memoria di Faris Odeh”
Faris Odeh, un ragazzo di 14 anni, armato di una pietra, affronta un carro armato israeliano.
E’ il 29 ottobre 2000, durante la Seconda Intifada.
Un fotografo, Laurent Rebours dell’Associated Press, gli scatta una foto che resterà famosa, facendo conoscere a tutto il mondo il coraggio disperato di quei bambini palestinesi che tirano sassi ai carri armati.
Faris è morto l’8 novembre di quell’anno, ucciso da un proiettile israeliano, ma non è morto invano.
Il suo coraggio lo ha trasformato in un simbolo che da allora non ha smesso di crescere e ricoprirà di eterna vergogna Israele e tutti i suoi sostenitori.
Lui e con lui tanti altri bambini palestinesi sono stati uccisi a sangue freddo da soldati armati fino ai denti, per l’unica colpa di essere nati in una terra che non ha diritto di esistere e di volerla difendere con un gesto apparentemente inutile ma dall'enorme valenza
simbolica: lanciando un sasso contro un carro armato.
Valentina Trona
“Olivo palestinese”
Poesie di poeti palestinesi
Installazione curata da studenti e docenti dell’Istituto d’arte B. di Betto di Perugia
OGNI GUERRA E’ MORTE E DOLORE.
OGNI GUERRA E’ UN’ OFFESA ALLA NOSTRA UMANITA’
OGNI GUERRA E’ UNA CANCELLAZIONE CULTURALE
A GAZA NEI DUE ANNI DI BOMBARDAMENTI INCESSANTI A CUI ABBIAMO ASSISITITO INERMI, INCREDULI E COLMI DI RABBIA SONO STATI UCCISI GIORNALISTI, SCRITTORI, POETI.
RESTITUIAMO LA VOCE A QUEI POETI RICORDANDO E DIFFONDENDO I LORO VERSI, FIORI CHE NASCONO DA UNA TERRA CONCIMATA DALLA LORO CARNE.
DIAMO SPAZIO DENTRO DI NOI A COLORO CHE RESTANO E RESISTONO, ACCOGLIENDO LE LORO VOCI CON RISPETTO, CON CONSIDERAZIONE.
SONO QUI A RICORDARCI CHE NESSUN UN PEZZO DI CARTA, NEPPURE SE RECA IN CALCE LE FIRME DI UOMINI POTENTI, METTE FINE AD UNA GUERRA.
UNA GUERRA FINISCE QUANDO AD UN POPOLO VIENE RESTITUITA LA DIGNITA’, LA MEMORIA DEL PASSATO E IL DIRITTO AD UN FUTURO.
LIBERO.

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