Sonam Tsering (Tibet, 1985), nome d’arte Kunga, è un artista visivo la cui ricerca si concentra sulla memoria culturale, sulla spiritualità e sulle tensioni che minacciano la cultura tibetana. Appassionato di disegno fin dalla tenera età, si è formato come autodidatta per poi acquisire e perfezionare le tecniche artistiche studiando presso i monasteri di Sakya Lhakhang Chemo in Tibet, e di Sera Je e Sakya Gompa in India. Attualmente è studente del primo anno del corso di pittura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma.

Nella sua pratica predilige l'uso dell'acquerello e di materiali organici capaci di combinare purezza, armonia e sacralità, richiamando l'essenza stessa della sua terra d'origine e i ricordi d'infanzia. Attraverso un'estetica legata alla trasformazione della materia, Tsering esplora il delicato equilibrio tra permanenza e dissoluzione di mondi ancestrali. Il suo lavoro, che spazia dai ritratti a progetti installativi, fonde elementi organici e cura della luce, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di profonda riflessione etica e connessione emotiva. Ha esposto in mostre personali (tra cui I Volti dell'Anima) e collettive (tra cui Corpo a Corpo. Scorporando illusioni) mirate alla sensibilizzazione e alla salvaguardia del patrimonio culturale tibetano.

 

 

STATI D'ARTE 2026

 

La tenda nera: lo spazio sacro dei nomadi tibetani, 2026, installazione

 

L'opera si configura come un'installazione che interroga il valore spirituale della tenda nera tibetana, ponendolo in contrasto con le pressioni politiche che ne minacciano la sopravvivenza.

Una tenda autentica in lana di yak, logorata dal tempo e in fase di consunzione, viene sospesa nello spazio per farsi corpo critico e metafora visiva di un mondo nomade in progressiva dissoluzione. 

L’insieme genera una sensazione di sospensione e silenzio. L’opera sembra collocarsi in un punto intermedio tra devozione e memoria, tra presenza e assenza.

Attraverso l'unione di elementi tradizionali, dall’atmosfera fortemente rituale e contemplativa, l'installazione non si limita a documentare una perdita, ma cerca di stimolare un'empatia profonda e un dialogo critico sulle complesse relazioni tra pratiche tradizionali e intervento statale, invitando alla salvaguardia di un patrimonio millenario.