Valter Vari è nato a Roma nel 1955; dal 1996 vive a Palombara (RM), nel Parco Regionale dei Monti Lucretili.

Si è diplomato al II° Liceo Artistico Statale “Beata Maria De Mattias” e laureato con lode alla facoltà di Architettura dell’Università "La Sapienza" di Roma.

Nel campo dell’architettura, si occupa di riqualificazione dell’arredo urbano e di edilizia abitativa (nuove costruzioni e ristrutturazioni), con particolare interesse per i progetti eco-compatibili. Si occupa inoltre di architettura d’interni progettando mobili ed accessori di arredo.

Nel campo dell’arte, i fondamenti del suo lavoro sono lo studio essenziale della traccia (segno e stratificazione degli eventi naturali ed umani), lanalisi minimalista dello spazio, la sperimentazione di nuove tecniche e nuovi supporti, la trasformazione e la decontestualizzazione degli oggetti da restituire ad una nuova possibilità di vita.

 

STATI D'ARTE 2026

Sagum, 2025, installazione con baule e stoffe

L'artista ha provato ad immagine il baule dove i frati di Francesco riponevano i loro indumenti, fatti con un bellissimo materiale povero: la iuta.

 

Contemporary World - Omaggio ad Arnaldo Pomodoro, 2026, ferro e acciaio, diametro 1,5 m

Con Saverio Marrocco

 

Contemporary World – Omaggio ad Arnaldo Pomodoro si presenta come una scultura di forte impatto visivo e simbolico, un volume sferico in ferro e acciaio del diametro di 1,5 metri che dialoga apertamente con la lezione della scultura contemporanea italiana del secondo Novecento. Il riferimento all’opera di Arnaldo Pomodoro è dichiarato e consapevole: la sfera, archetipo di perfezione e compiutezza, viene qui violata, incisa, attraversata da elementi metallici che ne negano l’armonia originaria.

La superficie ossidata del ferro, calda e materica, contrasta con la freddezza lucida dell’acciaio, creando una tensione visiva tra natura e artificio, tra tempo e tecnologia. Le lame, i tagli e le sporgenze che emergono dal corpo centrale evocano un mondo contemporaneo segnato da fratture, conflitti e intrusioni sistemiche, come se la forma perfetta fosse sottoposta a una pressione interna ed esterna insieme. Non è una distruzione violenta, ma una

dissezione analitica: il mondo viene aperto per essere compreso.

L’opera si inserisce nello spazio urbano come un oggetto alieno ma non estraneo. La sua collocazione all’aperto amplifica il dialogo con l’ambiente circostante, ponendo il fruitore di fronte a unapresenza che è al tempo stesso monumentale e interrogativa. Lo spettatore è chiamato a muoversi intorno alla scultura, a leggerne le ferite e le protrusioni, diventando parte attiva di un processo di interpretazione, in linea con una concezione dell’arte come esperienza e non come semplice contemplazione.

Pur nel forte debito concettuale verso Pomodoro, Contemporary World riesce a evitare l’imitazione sterile, proponendo una riflessione aggiornata sul nostro tempo: un mondo complesso, stratificato, tecnologicamente avanzato ma fragile, in cui la perfezione apparente nasconde tensioni profonde. La scultura diventa così metafora del presente, un pianeta-macchina che resiste, si trasforma e continua a interrogare chi lo osserva.

 

 

La Luce delle Creature, 2026, plexiglass e metallo

Con Saverio Marrocco

 

La Luce delle Creature

Presentazione storico-critica del monumento di Saverio Marrocco

Nel cuore dell’Umbria, terra che ha dato i natali alla più alta poesia della natura con san Francesco d’Assisi, prende forma una nuova opera monumentale di Saverio Marrocco, artista che da anni conduce una personale ricerca sul rapporto tra materia, simbolo e spiritualità. Presentata nell’ambito di Stati d’Arte, prestigiosa rassegna curata dalla Casa degli Artisti di Perugia e da Andrea Baffoni, l’opera si inserisce idealmente nel solco della tradizione francescana, dove ogni elemento del creato diventa segno di una realtà più profonda.

Il monumento raffigura il Sole e la Luna che si innalzano sopra una montagna, trasformando un’immagine universale in una riflessione sull’origine stessa della luce. Non si tratta di una semplice rappresentazione cosmica, ma della sintesi di due principi complementari che attraversano culture, religioni e filosofie di ogni tempo.

Il Sole è energia, conoscenza, vita, coscienza; la Luna custodisce il silenzio, il mistero, il tempo interiore e la memoria. Insieme evocano l’antico equilibrio dello Yin e Yang, dove gli opposti non si combattono ma si completano, ricordando che la realtà trova armonia soltanto nella relazione tra le sue polarità.

Ma l’opera introduce anche una lettura profondamente occidentale e cristiana. La luce non è soltanto fenomeno naturale: diviene metafora della verità che dissolve l’ignoranza, della ragione che supera l’oscurità, del bene che prevale sul male. È il richiamo ai “figli della luce” contrapposti ai “figli delle tenebre”, immagine biblica che attraversa il pensiero giudaico e cristiano fino a diventare simbolo universale della responsabilità morale dell’uomo.

La scelta dei materiali è parte integrante del linguaggio dell’opera. Le nervature metalliche, cifra stilistica di Marrocco, costruiscono una struttura essenziale che ricorda tanto le venature di una foglia quanto l’ossatura di un organismo vivente. Al loro interno, i pannelli di plexiglas colorato catturano la luce naturale trasformandola continuamente. Il monumento, così, non possiede un volto definitivo: cambia con l’ora del giorno, con le stagioni, con il cielo e con il punto di osservazione dello spettatore. La luce non illumina semplicemente la scultura: ne diventa materia viva.

Questa poetica appartiene pienamente alla ricerca di Saverio Marrocco, nella quale il metallo, materiale apparentemente rigido e industriale, perde la sua durezza per trasformarsi in un segno leggero, quasi grafico, capace di dialogare con il paesaggio e con lo spazio circostante. La monumentalità non nasce dalla massa, ma dalla forza del simbolo.

Collocata nel parco storico di Villa Fidelia, l’opera instaura un dialogo con il paesaggio umbro e con la spiritualità francescana del Cantico delle Creature, dove il Sole è “frate Sole” e la Luna “sora Luna”, entrambi celebrati come manifestazioni della perfezione del Creatore. Non è casuale che proprio in questa terra il monumento trovi la sua naturale collocazione: qui la contemplazione della natura diventa contemplazione dell’uomo e del suo destino.

In un’epoca segnata da conflitti, crisi identitarie e smarrimento culturale, questa scultura propone un messaggio di riconciliazione. La vera luce non elimina le ombre del mondo, ma insegna ad attraversarle. La montagna su cui Sole e Luna si elevano diventa allora metafora dell’ascesa dell’uomo verso una coscienza più alta, nella quale ragione e spiritualità, materia e simbolo, Orientee Occidente, natura e cultura cessano di essere contrapposizioni per trasformarsi in un’unica visione.

L’opera di Saverio Marrocco non celebra soltanto la bellezza del cosmo, ma invita ogni osservatore a riconoscere nella luce delle creature la possibilità di una rinnovata luce interiore. È questo il significato più profondo del monumento: ricordare che la civiltà si costruisce ogni volta che la luce della conoscenza, della giustizia e della fraternità prevale sulle tenebre dell’ignoranza e della divisione.